LA FINE DI UN’ERA

Autore: James Nicholls

10/04/2026

C. J. Hewett, che molti di voi avranno incontrato nel corso degli anni, si è spento serenamente il 17 marzo all’età di 75 anni, dopo una lunga malattia. Nato il 4 gennaio 1951, in una data così prossima al Natale e durante il periodo dell’Epifania, fu battezzato Christmas John Hewett, anche se per tutti era universalmente noto, più semplicemente, come John.
Grande appassionato di tutto ciò che avesse un motore, dedicò inizialmente molto tempo alle auto da corsa e alle cronoscalate, prima di volgere la sua attenzione ai motoscafi d’epoca. Ingegnere consumato, si occupò del restauro di imbarcazioni di grande importanza, in particolare idroplani da corsa tra cui il Lyndora e il leggendario Rafale V del 1934, detentore di record mondiali.
Ho avuto la grande fortuna di annoverare John tra i miei amici più cari; abbiamo condiviso momenti splendidi tra Italia, Francia, Monaco, Svizzera e Inghilterra, sempre intenti a “pasticciare” con le barche. Incontrai John per la prima volta a un raduno dell’Hélice Club de France tenutosi a Parigi. Era il mio primo raduno nautico e, essendo gli unici due britannici all’evento, stringemmo subito un legame e un’amicizia destinata a durare trent’anni. Da John ho imparato moltissimo sui diversi tipi di imbarcazioni e su come timonarle – anche se mai con la sua stessa maestria, nonostante l’incidente a Biscarosse, vicino ad Arcachon nel sud-ovest della Francia, dove si ruppe la schiena dopo essere stato sbalzato dal suo idroplano incrociando la scia di un’altra barca che non avrebbe dovuto trovarsi lì.
Decidemmo persino di acquistare una barca insieme: un Riva Super Florida, il numero 925, con il quale ci divertimmo moltissimo, godendoci molti viaggi memorabili, tra cui quello a Saint-Tropez.
John è sempre stato un ospite generosissimo e un vero gentiluomo; indossava la cravatta ASDEC come una consuetudine imprescindibile, a meno che non si trovasse al suo Club di Londra, dove esibiva quella del Brooks’s. Ho soggiornato al Brooks’s lo scorso novembre e, nonostante John non frequentasse il Club da diversi anni a causa della malattia, lo staff della reception lo ricordava ancora con immenso affetto.
Amava le cose belle della vita tanto quanto l’odore dell’olio motore; era un profondo conoscitore d’arte, vino, viaggi e libri. Era, a tutti gli effetti, l’incarnazione dell’inglese colto e raffinato, capace di trovarsi a proprio agio con chiunque e in qualsiasi Paese.
Mi mancherà profondamente, così come mancherà a tutti coloro che hanno avuto la fortuna di trascorrere del tempo con lui, che fosse su una pista da corsa, al tavolo di un ristorante o in mezzo al mare.